Testamento Biologico, il caso di Modena
fazioso | 30 maggio 2008Testamento biologico: esiste una norma del 2004 che consente di morire come si desidera e di rifiutare le cure. Il primo caso di applicazione è avvenuto a Modena, dove una donna, Vincenza Santoro Galani, 70 anni, è morta l’altro giorno secondo le sue volontà: il magistrato le ha infatti concesso il permesso il 9 maggio scorso, nominando il marito amministratore di sostegno che ha rispettato la volontà della coniuge: lei non voleva interventi che le avrebbero prolungato la sofferenza, compresa la respirazione artificiale.
CHI ERA – La donna, originaria di Foggia ma residente a Sassuolo, da tre mesi era ricoverata all’ospedale di Baggiovara – riferiscono alcuni quotidiani in edicola giovedì – nel reparto di neurologia, affetta da Sla (sclerosi laterale amiotrofica). Una malattia che, lo si sapeva, non le dava scampo: lei ha comunicato a marito e ai figli l’intenzione di non essere sottoposta a tracheotomia qualora il suo stato fosse peggiorato. Una prospettiva che avrebbe consentito il collegamento al polmone artificiale, non certo la guarigione, e dunque solo un prolungamento delle sofferenze. Per questo aveva nominato il marito amministratore di sostegno, figura prevista da una norma del 2004 che consente di designare una persona in previsione delle proprie perdite di facoltà intellettive.
IL MARITO – Il coniuge ha così portato al giudice tutelare del tribunale di Modena, Guido Stanzani, la richiesta della donna, che è stata accolta, con l’indicazione ai medici di dare con la massima attenzione le cure palliative più efficaci per diminuire le sofferenze: dunque niente tracheotomia. Il quadro clinico è rapidamente peggiorato, ma la donna ha visto rispettate le proprie volontà. Un primo caso che potrebbe suonare come una speranza per i tanti Welby che ci sono in Italia: il testamento biologico c’è già, è una realtà. Fonte: Corriere
Se non sbaglio la legge sul testamento biologico che si voleva proporre nella scorsa legislatura non è mai stata votata ma come questo caso dimostra non serve una regolamentazione del genere per poter giungere agli stessi risultati, ci sono già norme con obiettivi simili. Personalmente aborro (alla mughini) la visione del centrodestra su questi temi, una visione retrograda e conservatrice. Nulla o quasi spesso mi ricollega alla mia parte politica su questi temi, c’è ben poco di liberale il più delle volte. Non capisco cosa ci sia di male a rispettare la volontà di un paziente (quando si è ancora lucidi per farlo), ad accettare che l’accanimento terapeutico spesso è totalmente illogico, che l’eutanasia non c’entra nulla con questi casi, che la realtà e la sensibilità popolare su questi temi è anni luce più avanti della politica.
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Il Fazioso Liberale Commenti












Caro fazioso,
personalmente, ed a titolo strettamente privato, posso anche essere d’accordo, ma la politica è un’altra cosa.
I grandi partiti politici di oggi non possono porre questioni del genere alla base del loro pensiero politico, semplicemente perché su questi temi le opinioni attraversano trasversalmente gli schieramenti politici (per come li conosciamo e per come si sono creati).
Consentimi di esprimere il mio massimo apprezzamento per il bellissimo blog: iniziative di questo genere sono importanti soprattutto rispetto al PDL che soffre anch’esso del solito limite del liberalismo italiano: la latitanza di militanti e sostenitori, soprattutto di quelli intelligenti.
Ciao,
Nicola
Intanto ti ringrazio per l’apprezzamento, fa proprio piacere leggere questi complimenti
Detto questo io non credo che siccome le opinioni sui temi di coscienza sono trasversali allora non si possa fare nulla.
Io non mi aspetto che un governo dalla visuale conservatrice faccia qualcosa ma che almeno qualche parlamentare o gruppi di parlamentare cerchino tramite iniziative alla camera e al senato di portare questi temi al voto. Per aprire un dibattito, per far capire che la politica su temi comunque importanti può decidere
Caro fazioso,
sicuramente nel centrodestra c’è chi può farsi promotore di un’iniziativa del genere. Molti altri, però, sono a sinistra. Si dovrebbe quindi cercare la strada per un percorso politico comune, con tutti i pericoli che questo comporta.
Condivido pienamente la necessità di aprire un dibattito, che comunque porterebbe allo scoperto le differenze di opinione all’interno di entrambi gli schieramenti (Teodem-Radicali; AN-Riformisti).
Cosa succederebbe dopo un simile dibattito?
Chi si ergerebbe ad alfiere della giusta causa che tu proponi?
Sono queste le difficili domande a cui si dovrebbe dare una risposta.
Cordialmente,
Nicola
Caro Fazioso,
innanzitutto complimenti per il blog.
Ho letto l’articolo sul caso di testamento biologico di Modena e sebbene apprezzo e condivido il tuo pensiero relativo alla necessità di riconoscere il diritto di decidere della propria morte, non sono daccordo quando sostieni che
“questo caso dimostra che non serve una regolamentazione del genere (sul testamento biologico) per poter giungere agli stessi risultati, ci sono già norme con obiettivi simili”
Un conto è un diritto garantito dalla legge e un conto è un diritto che è garantito dalla giurisprudenza. Se è la legge a prevederlo allora il diritto in questione non puo’ essere oggetto di una valutazione in sede giudiziaria, al contrario se il diritto non è previsto dalla legge, allora ogni giudice potrà sentenziare più liberamente e potrà persino negarlo a dispetto di altre pronuncie. Infatti non a caso questo è considerata uno dei primi casi in cui un giudice ritiene valide le direttive anticipate. Non mi sembra che stessa cosa sia successa nel caso di Piergiorgio Welby, al quale nessun tribunale ha mai autorizzato la sospensione dei trattamenti che lo tenevano in vita.
Ecco perchè oggi si ritenegono necessarie leggi che dispongano una disciplina in merito alle dichiarazioni di fine vita. In modo tale che i giudici siano più vincolati da una legge ordinaria, piu’ che dover ricercare motivazioni in articoli sparsi nelle varie convenzioni europee sottoscritte dall’italia o dover cercare di interpretare il testo costituzionale o il codice penale.