D’Alema e Emiliano hanno mentito sulla cena con Tarantini. Li smentisce il ristoratore
Il Fazioso | 11 settembre 2009Sulla famosa cena con Tarantini ecco cosa aveva dichiarato D’Alema
Io non conosco Giampaolo Tarantini. Ho partecipato a centinaia di incontri, compresi pranzi e cene, per il Partito democratico. Per quanto riguarda la cena di cui si parla ho ricostruito di che cosa si sia trattato: di uno degli impegni di una serata assai densa. Arrivai tardi, feci un breve saluto, e me ne andai. Mi rivolsi ad un pubblico di professionisti ed operatori della medicina. Le assicuro che non avevo alcuna idea di chi aveva organizzato, promosso e pagato.
Mentre questo è quanto dichiarato dal sindaco di Bari Emiliano
Ho visto Tarantini per la prima volta a questa famosa cena di autofinanziamento organizzata per D’Alema. Massimo mi chiamò per chiedermi di andare per primo, lui avrebbe tardato. Varcai la porta del ristorante, mi fu presentato questo signore che disse di chiamarsi Gianpaolo Tarantini. Davanti a quel nome raggelai. D’Alema arrivò verso le 23. Rimase 10 minuti, non di più, giusto il tempo dei saluti. Poi scappammo via
Quando il soggetto, che non conoscevo fisicamente, mi si presentò come Gianpaolo Tarantini l’unico pensiero che mi rimase in testa è stato quello di aspettare D’Alema, di consentire a D’Alema di salutare gli ospiti e poi di portarlo via alla velocità della luce perchè la presenza di D’Alema alla tavola di una persona come quella di Gianpaolo Tarantini era del tutto inopportuna. Aspettai quindi D’Alema e lo portai subito via per evitare che potesse rimanere coinvolto da condotte “leggere” di altri dirigenti del Pd.
Ma è andata veramente cosi? D’Alema non conosceva Tarantini? Se ne andò via subito? Emiliano gli segnalò la presenza dell’imprenditore? Vediamo…
Secondo Amadori (per Panorama), che ha sentito molte delle persone presenti, la realtà sarebbe parecchio diversa. D’Alema, infatti, si sarebbe fermato a lungo, partecipando di fatto a tutta la serata. «Il principale testimone», scrive Amadori su Panorama, «è Franco Vincenti, 83 anni portati sportivamente, storico patron del ristorante La Pignata: “Quella sera si fermarono sia D’Alema sia Emiliano, nessuno scappò via”».
«Vincenti», prosegue Amadori, «ricorda perfettamente quella cena elettorale: “Gli organizzatori mi dissero che volevano un’unica tavolata per 80 persone. Non fu facile, partiva dall’ingresso e arrivava alle cucine”. Al centro c’era proprio D’Alema. “Al suo fianco era seduto Tarantini”, giura il proprietario. Per un po’ rimase vicino a lui pure l’affascinante Lea Cosentino, avvocato e dirigente della Asl di Bari, oggi sospesa dall’incarico» (e indagata).
Altro che andarsene subito, quindi. L’ex premier sarebbe rimasto e si sarebbe seduto proprio vicino a due attuali indagati. Non gli unici presenti, fra l’altro. «Quella sera a cena», si legge nell’articolo di Panorama, «c’erano altri personaggi sotto inchiesta. Per esempio il direttore sanitario della Asl di Lecce, Vincenzo Valente: “Mi ha invitato il vicesegretario del Pd Michele Mazzarano”, assicura. Mazzarano ribatte: “Io questo signore neppure so chi sia”. Valente controreplica: “Possono controllare i tabulati telefonici per vedere chi abbia ragione”».
u una cosa sembrano concordare tutti. La sera della cena D’Alema non si è distinto per la puntualità. Lo ha detto Emiliano e lo conferma anche Vincenti. Ancora Panorama: «L’ex premier arrivò in ritardo, scortato dal suo entourage. “I camerieri iniziarono a servire il cibo solo quando prese posto”, assicura il ristoratore. [...] D’Alema fece un discorso a braccio. Spaziò dalle vicende internazionali (all’epoca era ministro degli Esteri) alle questioni legate alla sanità. I commensali applaudirono».
Solo a questo punto l’ospite d’onore si è finalmente allontanato dalla sala. Lasciando che il conto di tremila euro fosse saldato da un collaboratore di Tarantini.
Baffino dice che lui, di tutto ciò, non sa niente. Non sa chi pagò il conto, non sa chi è Tarantini, non sa che cosa sia la sanità di Bari. Se va avanti di questo passo tra un po’ dirà che non sa nemmeno più che cosa sia Bari, magari gli sembrerà oscura anche l’esistenza di una regione chiamata Puglia. Strano, no? Pare invece che quella sera, mentre stava seduto tra due aspiranti indagati, con tante presenze ingombranti in sala, l’unico dettaglio che davvero lo fece inquietare fu un tovagliolo su cui vide la firma di Bertinotti. Nient’altro. Anzi, della cena pareva soddisfatto. «I camerieri iniziarono a servire il cibo solo quando prese posto»… Se portassimo i baffoni alla D’Avanzo avremmo già pronte dieci domande per tormentarlo. Siccome, invece, siamo glabri ci accontentiamo di una domanda sola: caro D’Alema, non mangiare le fave a una cena elettorale, ci può anche stare. Ma non ricordare una fava, suvvia, com’è possibile?
Insomma menzogne su menzogne per non ammettere lo stretto rapporto politico e di interessi tra il clan D’Alema (come potrebbe essere diversamente visto l’entrata nella inchiesta di Tedesco e Frisullo, uomini di Baffino?) e Tarantini. E stendiamo un velo pietoso su Emiliano.
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