Scalfari professione incoerente: quando l’immunità gli piaceva e serviva
Il Fazioso | 22 gennaio 2010Ormai lo conosciamo il fondatore di Repubblica. Inacidito, ogni tanto talmente tarantolato da sembrare affetto da un po’ di demenza senile, logorroico, ossessionato ma soprattutto incoerente. Ogni giorno ci regala perle di presunta civiltà, richiamandoci all’ordine supremo sinistro.
Ultimamente con la riabilitazione di Craxi se l’è preso con l’immunità parlamentare, peccato che…
Era l’anno del Sessantotto e dell’inizio della Quinta Legislatura (5 giugno 1968 – 24 maggio 1972) quando Eugenio Scalfari, reduce dall’inchiesta firmata insieme a Lino Jannuzzi sul caso Sifar-De Lorenzo e protagonista di una infiammata vicenda processuale, entrò alla Camera per evitare il peggio. Nel marzo di quell’anno era stato condannato in primo grado dal tribunale di Roma a un anno e quattro mesi di reclusione. Nel giugno fu eletto deputato nelle liste del Psi di Pietro Nenni. Gli piace l’immunità, ma solo quando serve a lui.
Insomma il solito Scalfari a corrente alternata, pronto a criticare cancellando gli scheletri nell’armadio
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