Nell’ex feudo rosso del Mezzogiorno, il disastrato partito guidato da Bersani deve fare i conti con crescenti defezioni e un inatteso crollo dei tesseramenti. Se a Napoli la guerra a colpi di dossier e ricorsi fra i candidati alle primarie non sembra destinata a placarsi, non va meglio nel resto della regione. Dati negativi provengono dalle cinque federazioni provinciali campane, dove la campagna per il tesseramento si è rivelata un completo fiasco di proporzioni cosmiche. Emblematico il caso di Caserta: un anno fa erano 1400, oggi i tesserati del Pd sono appena 300. Un risultato clamoroso che si aggiunge al drastico calo di consensi registrato alle elezioni dello scorso anno, che hanno sancito la netta vittoria di Domenico Zinzi, candidato del centrodestra, eletto alla presidenza della Provincia con il 64,4%. Ed è proprio l’intero comprensorio provinciale a far registrare un sensibile calo nelle iscrizioni. Lontana anni luce quota 11mila, segnata nel 2009! A pochi giorni dalla chiusura ufficiale della campagna per il tesseramento, l’asticella si è fermata a 3500. E fra le fila democratiche cresce dunque la preoccupazione in vista della tornata elettorale di primavera. Oltre al flop delle tessere, la (ex) maggioranza comunale, infatti, viene da mesi di lacerazioni e strappi che hanno portato alla caduta della giunta guidata da Nicodemo Petteruti. In casa Pd si tenta di minimizzare ma il tracollo non lascia adito a dubbi.
“Alla fine è assai probabile che arriveremo più o meno a 5mila – spiega il commissario provinciale Ciro Cacciola – il che corrisponde ad una diminuzione del 50% rispetto all’ultimo anno, che trova riscontro in ognuna delle altre federazioni provinciali della Campania. Le adesioni sono dimezzate ovunque”.
Acque agitate anche in provincia di Avellino. 41 dirigenti, fra cui lo storico rappresentante del partito nonché membro dell’Assemblea nazionale Giuseppe Canonico, hanno abbandonato il Pd ad Avella. All’origine dello strappo ci sono vicende relative al tesseramento e alla celebrazione di un contestatissimo congresso che ha causato la defezione dell’area popolare. Non solo militanti ed iscritti. A lasciare una formazione che assomiglia ogni giorno di più ad una nave che affonda sono perfino gli amministratori locali. L’ultimo ad andarsene in ordine di tempo è stato Giosuè Starita, sindaco di Torre Annunziata, uno dei pochi comuni dell’hinterland napoletano ancora a guida piddina. Dato in arrivo nell’Udc, il primo cittadino non risparmia bordate al suo ex partito:
“Nel Pd i personalismi e gli individualismi sono troppo forti. Il Pd continua a commettere errori fondamentali, come la demonizzazione di Berlusconi. Ma i cittadini vogliono conoscere le proposte sui temi economici. Nel Pd non torno, è una certezza. Ha perso tanti pezzi, nessuno ha mosso un dito. Non accadrà nemmeno con me”.
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