I magistrati tentano subito di boicottare il reato di immigrazione clandestina
Il Fazioso | 6 settembre 2009Il reato di clandestinità è legge da pochissimo e subito qualche giudice (democratico progressista solidale ottuso) tenta di boicottarlo
Fatta la legge, trovato l’inganno. Solo che stavolta a scovare l’inghippo non sono i colpevoli di un reato bensì i giudici. Che si sono messi a fare una sorta di sciopero bianco nei confronti nella legge sulla sicurezza appena varata che istituisce anche una nuova fattispecie: quella di clandestinità.
ecco il primo caso
A Recco, vicino Genova, un giudice di pace ha ritenuto di «non doversi procedere per particolare tenuità del fatto» nei confronti di un clandestino. In pratica, il giudice ligure ha motivato la sua scelta poiché l’imputato era «incensurato, non aveva mai avuto problemi con la giustizia e svolgeva un’attività lecita, seppure in forma irregolare, così che non appariva giustificata l’azione penale nei suoi confronti». E si è aggrappato all’articolo 34 del decreto legislativo 274/2000. Questo articolo, di un testo che regolamenta le funzioni dei giudici di pace, spiega che «rispetto all’interesse tutelato, l’esiguità del danno o del pericolo che ne è derivato, nonché la sua occasionalità e il grado della colpevolezza, non giustificano l’esercizio dell’azione penale».
Insomma il magistrato si è sostituito per l’ennesima volta al legislatore facendo politica nei tribunali. Il problema è che ci ritroviamo nell’ordinamento delle norme come appunto quella del decreto legislativo, fatte dalla sinistra (sai che novità), che tutelano troppo chi non rispetta le leggi e di fatto ammazzano le leggi più dure. Non se ne può più di questi giudici che fanno della discrezionalità un cavallo di battaglia, non accettando che non siano loro a fare le leggi. Sarebbe anche da chiedersi se il giudice, appurato il lavoro in nero dell’immigrato, abbia poi denunciato la situazione di sfruttamento messa in piedi dal datore di lavoro. Ma ne dubitiamo fortemente
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