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L’Aquila: ecco le prime case (foto), manca pochissimo alla consegna

Il Fazioso | 7 settembre 2009

 LAquila: ecco le prime case (foto), manca pochissimo alla consegna

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Ingrandendo l’immagine nell’obbiettivo si notano i particolari che gli occhi, dalla distanza, non distinguono: il lampioncino sul balcone, la verniciatura sulla persiana, il pluviale di rame che corre lungo l’intonaco. E una bandiera italiana, ma questa non c’entra con la casa: è la firma sull’opera. L’«opera» è il quartiere emerso in tre mesi dalla terra di Bazzano, lungo la statale 17, a quattro chilometri dall’Aquila. Dalla fine del G8, quando i potenti della terra passarono di qui a osservare i lavori, sono trascorsi cinquantacinque giorni. Eppure dove c’erano solo scavi per le fondamenta ora svettano tre piani, nei punti in cui i primi pilastri venivano eretti ora la verniciatura dei condomini è finita, le balaustre dei balconi montate, i vetri puliti dagli schizzi di calce. Inizio e fine delle costruzioni in meno di due mesi. Durata del cantiere, poco più di novanta giorni. Quel primo mese in più è stato dedicato al tesoro di queste case, le piastre antisismiche, che sorreggono tutti i palazzi come muscoli elastici e potenti che sanno assecondare e contrastare un eventuale terremoto. Decine di alloggi adesso sono già arredati, televisori compresi. Le case sono pronte. Protezione civile e governo consegneranno dal 15 settembre i primi appartamenti per 3mila sfollati. Ma perlustrando questa nuova piccola Aquila che sta nascendo lungo la ferrovia, viene da indovinare che quella data sarà persino anticipata. «Sono già state chiamate le imprese di pulizia», ci viene detto da questi operai che lavorano giorno e notte, ciclo continuo. Significa che manca solo la rimozione di qualche truciolo. Le palazzine praticamente in ordine sono tre. Su una è già salito l’antennista per il collegamenti dei cavi televisivi. Gli appartamenti più grandi misurano 80 metri quadrati. Due bagni, uno con vasca e uno con doccia. Parquet chiaro in tutte le stanze. I balconi sono chiusi da inferriate nere a trama sottile, mentre tutte le persiane sono dipinte di giallo. Questo è il primo colore che si vede arrivando qui: un quartiere di finestre gialle. Entro il 29 settembre saranno ultimate 13 palazzine su 21, duecentottanta appartamenti. L’intero progetto C.A.S.E, diviso in 19 aree, che tra poco si chiameranno di diritto quartieri, prevede la costruzione di 160 edifici con 4.500 alloggi per 15mila persone. L’impressione è che un motore si sia acceso all’Aquila dopo mesi di dolore, sonno e sfiducia. Da ieri è iniziato il grande esodo dalle tendopoli di circa 30mila terremotati. Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso è stato costretto a firmare un decreto che autorizza la prefettura a requisire gli alberghi della città, perché alcune strutture non avevano fornito la disponibilità. A Coppito, nella scuola della Finanza, i primi aquilani si stanno sistemando nelle palazzine dirimpetto a quelle dove alloggiavano Obama, Berlusconi, Sarkozy, Medvedev. Il centro storico si svela a piccoli pezzi, con aperture centellinate di strade simbolo. In via Federico II, l’accesso al Duomo della città, i palazzi sono tutti inclinati di almeno sette centimetri verso la piazza. I muri sono stati puntellati con una struttura di tubi e la strada sembra un tunnel scavato in una ragnatela di tralicci sotto la quale si intravedono i bigliettini lasciati dai commercianti dopo il 6 aprile: «Arrivederci! Chissà dove…». In cima alla chiesa delle Anime Sante, un ombrello di acciaio protegge la cupola spalancata dal terremoto.

Alla faccia dei gufi che parlavano di tremendi ritardi e di Repubblica che quotidianamente cerca in ogni modo di far passare l’idea di un’estesa protesta (e di un malcontento generale). D’altronde i sinistri sono specializzati nello sperare nelle peggiori catastrofi e nel pregare che lo Stato fallisca nella ricostruzione. Quanto vorrebbero starnazzare contro Berlusconi per qualsiasi minuzia, dimenticandosi che ai tempi del terremoto in Umbria con Prodi (che tra l’altro arrivò sui luoghi del disastro 2 mesi dopo) i moduli di lamiera (non belle case come queste) arrivarono molto dopo. Ma tanto non ammetteranno mai l’ottimo lavoro della Protezione Civile (anch’essa ormai serva del padrone) e la velocità d’intervento che si sta mettendo in atto. Loro continuano a sperare in un brutto risultato (e magari anche in qualche scossa)

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terremoto
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abruzzo, alloggi, appartamenti, balaustre, balconi, bazzano, centro storico, condomini, costruzioni, dolore, edifici, fondamenta, g8, giorni, governo, l'aquila, lamiera, lavori, opera, palazzi, parquet, piani, piastre antisismiche, pilastri, potenti, protezione civile, pulizia, puntelli, ricostruzione, ritardi, scavi, statale, terremoto, umbria, vetri
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  1. Orpheus scrive:
    7 settembre 2009 alle 18:35

    Ciao, scusami per il ritardo con cui ho aggiunto il tuo link sul mio blog, mi sono distratta e poi siccome sono sempre incasinata mi é passato di testa. Oggi finalmente ho una giornata tranquilla e mi é venuto in mente lo scambio di link…ops o provveduto immediatamente.
    Molto interessante e ben fatto anche il tuo blog, complimenti:-)
    Ciao Mary

    Replica
    • Il Fazioso scrive:
      7 settembre 2009 alle 19:10

      Ti ringrazio gentilissima :D

      Replica
  2. Orpheus scrive:
    7 settembre 2009 alle 18:37

    EC ho lasciato un h nella tastiera….doppio ops

    Replica
  3. qwert scrive:
    8 settembre 2009 alle 09:23

    Non stravedo per il Pdl, ma a fronte di quanto sopra sono contento per gli abitanti de L’Aquila. Infine è un atto dovuto. Saluti.

    Replica
  4. Graziano scrive:
    8 settembre 2009 alle 12:24

    Non hanno trovato argomenti plausibili per dire che il terremoto è stato causato da Berlusconi(secondo me l’ hanno pensato seriamente) e quindi si buttano sulla ricostruzione.
    Ogni giorno leggeremo la puntuale lamentela, riportata da Repubblica o dall’ Unità, su incredibili episodi di intollerabile inefficenza ,promesse non mantenute, gente in mezzo ad una strada ,situazioni fuori controllo etc…
    Non dobbiamo cadere nelle loro trappole,e andare avanti con le nostre idee.
    Graziano

    Replica

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