La grande discussione nel Pd: scatta la guerra dei sondaggi interni
Il Fazioso | 30 agosto 2009Il Pd sembra un corpo estraneo alla discussione politica, non interviene su nulla, non ha proposte, insomma il vuoto assoluto.
Tutti pensano al congresso e l’argomento principe delle discussioni è di alta levatura morale: a quali sondaggi interni credere? E’ avanti Franceschini o Bersani?
E’ partita una vera e propria guerra dei sondaggi
La guerra dei sondaggi: Franceschini, dagli inizi di agosto, tiene nel cassetto una ricerca commissionata all’Ispos di Nando Pagnoncelli che ribalta i risultati del pronostico dell’Ipr. Altro che 20 punti di vantaggio per Bersani. Il segretario, a due mesi dalle primarie del 25 ottobre, è in testa di 10 punti e sfonda nei territori dello sfidante. Il congresso del Partito democratico sta per entrare nel vivo e le promesse di fair play rischiano di andare a farsi benedire. Per esempio, la lettura del sondaggio di Pagnoncelli che si fa nello staff di Franceschini è molto maliziosa. Di più: tendenziosa. Il segretario avrebbe dieci punti complessivi di vantaggio su Bersani nelle primarie del 25 ottobre. Franceschini non si ferma qui. Ha già commissionato un nuovo sondaggio per il 15 settembre, quando sarà finita la sarabanda delle feste di partito, dei convegni post vacanzieri e dei dibattiti in riva al mare. E un nuovo pronostico Pagnoncelli dovrà sfornarlo tra il 5 e il 10 ottobre, alla vigilia del congresso quando la sfida interna, quella del voto degli iscritti, sarà già decisa.
Ma altri sondaggi esprimono risultati capovolti
Un vantaggio di diciannove punti. Pierluigi Bersani è il favorito numero uno nella corsa alla segreteria del Partito democratico. Secondo il sondaggio effettuato da Ipr Marketing per il quotidiano “Il Riformista”, l’ex ministro dello Sviluppo gode infatti del 54% dei consensi. Il segretario attuale, Dario Franceschini, si ferma al 35%. Nessuna speranza, sempre per i sondaggisti dell’istituto diretto da Antonio Noto, per Ignazio Marino: supera appena la doppia cifra fermandosi all’11%.
Insomma un vero guazzabuglio che scatena ironie
Mannaggia al Superenalotto, ci si è messo pure lui contro il Pd, che la sestina buona l’aveva bella e pronta se non fosse stato appena centrato il jackpot. I numeri li danno direttamente i capi. Gli aspiranti capi. L’11 se lo prende Ignazio Marino e per lui è già grasso che cola. Il 35 è di Dario Franceschini che vede col binocolo Pier Luigi Bersani volare al 54 nella corsa alla poltronissima. Eh no, ribattono dal Botteghino, il 79 per cento ha fiducia nel segretario e solo il 75 ce l’ha nell’ex ministro. Già, percentuali. Sondaggi, per la precisione. Quella roba lì, quella che è aria fritta ogni volta che racconta di un Berlusconi premier più amato o di un Popolo della Libertà in costante vantaggio in vista di ogni elezione. E che probabilmente tornerà ad esserlo non appena si svolgeranno le primarie del Pd. Il sesto «estratto», il 56, è infatti la percentuale degli elettori del partito che promette di andare ai seggi interni alle sezioni per scegliere il segretario. Come dire che alle prossime elezioni vere il Pd non potrà neppure sperare di raddoppiare quei voti fatti in casa.
E nulla sembra modificarsi, giorno dopo giorno, tanto è vero che Fassino riapre la disputa cercando di toglierle tensione (non riuscendoci)
Ho sentito che i sostenitori della mozione Bersani parlano di sondaggi che lo danno avanti di 15 punti. Le rilevazioni che noi stiamo facendo dicono esattamente il contrario, ma noi non dobbiamo infilarci nelle guerre di sondaggi, dobbiamo lavorare per un congresso che sia il piu’ aperto e partecipato possibile
Per la serie il dibattito strepitoso all’interno del Pd
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“Il segretario avrebbe dieci punti complessivi di vantaggio su Bersani nelle primarie del 25 ottobre.”
di cui molti presi in quei (tanti) paesini del Sud e principalmente in Campania dove ci sono 2000 abitanti e 4000 tessere PD ….
Hanno messo la freccia, la più grande rimonta della storia, il sorpasso è possibile, etc. etc.
La storia è sempre la stessa, se la scrivono e se la cantano: chiunque vincerà, il PD rimarrà morto, anche se la vittoria di Bersani mi impressiona di più per quello che potrà poi diventare la sinistra. Non più un’alternativa che prova a fondarsi sulle idee (o almeno, così se lo dice a se stessa), ma la vecchia bagarre tutti insieme contro Berlusconi, per batterlo (forse) alle elezioni e piantare l’Italia nella palude del nulla assoluto…
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