
E’ stato firmato il decreto Bondi di riordino degli enti lirici e immediatamente ci sono state rivolte dei lavoratori per i tagli e la razionalizzazione del settore. Basta guardare gli sprechi per renderci conto di come fosse necessario intervenire
Lo Stato distribuisce ogni anno 260 milioni di euro alle 14 Fondazioni esistenti in Italia, cui si aggiungono altri 110 milioni da Regioni, Province e Comuni. Ciò nonostante, i nostri teatri dell’opera perdono circa 2,7 milioni all’anno e hanno, tutti insieme, un debito accumulato che sfiora i 300 milioni. I 5600 lavoratori del settore (naturalmente a contratto indeterminato) costano oltre 340 milioni di euro, e assorbono il 70% della spesa complessiva.
La lirica costa ai cittadini quasi 400 milioni di euro e produce circa 3000 spettacoli l’anno: ciò significa che ogni singola replica costa all’incirca 135.000 euro, che l’erario finanzia a fondo perduto.
I teatri lirici hanno poi programmi molto limitati e risultati scarsissimi
In compenso, i nostri teatri sono in assoluto i meno produttivi del mondo: la Scala fa circa cento rappresentazioni l’anno, gli altri la metà. Nel resto del mondo i teatri lirici sono più o meno come i cinema: ogni sera c’è qualcosa; da noi ci sono soltanto “anteprime”, non c’è il repertorio e ogni anno si ricomincia da capo. Gli spettatori, in calo costante, sono stati nel 2008 circa 1,5 milioni nella stagione invernale, cui si aggiungono circa 800.000 ingressi alle manifestazioni estive (Arena di Verona e Terme di Caracalla).
Il decreto interviene sugli orchestrali e i dipendenti dei teatri lirici che dovranno rinunciare agli integrativi-monstre, spesso carichi di prebende, e negoziare tutto o quasi nel contratto nazionale; interviene bloccando temporaneamente il turn over e introducendo criteri nuovi per le assunzioni. E soprattutto sulle erogazioni dello Stato: si cerca di introdurre un criterio selettivo sulla qualità (prima addirittura chi più spendeva sul personale, più soldi otteneva), i più virtuosi avranno più finanziamenti e autonomia.
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