
Potremmo parlare per giorni di dove vuole andare Fini, di come sia possibile un tale cambiamento di idee negli anni. Non riusciremmo sicuramente a venirne a capo. Oggi Fini ha posto una specie di diktat a Berlusconi minacciando una scissione con un gruppo parlamentare autonomo. Al di là del fatto che le sue truppe nelle due camere sono abbastanza ridotte c’è molto da dire su come Fini si sia avvicinato a questa decisione (che tra l’altro potrebbe benissimo rientrare).
A mio avviso le sue strategie sono state assolutamente pessime: Fini è da sempre il più ammirato nel centrodestra, aveva una rendita di posizione e di voti invidiabile. Da quando è presidente della Camera ha incominciato a volersi differenziare da Berlusconi.
Il problema è come e su cosa l’ha fatto. Lo ha fatto con la tecnica dei distinguo continui e già questo di per sè è negativo a prescindere. Insomma Berlusconi proponeva o agiva in un certo modo e subito Fini piazzava la sua opinione discordante. Poi ha portato avanti nelle sue uscite quel tono buonista da tipico sinistro che quelli del centrodestra proprio non sopportano, alle dichiarazioni di Berlusconi spesso di pancia e molto dirette (che lo fanno apprezzare così tanto) ha contrapposto il politicamente corretto, il rispetto delle istituzioni esasperato, toni moderati e politichese a gogò.
Ma è soprattutto sui temi sui quali ha provato a differenziarsi che Fini ha sbagliato tutto: il principale argomento di divisione è stato sull’immigrazione (con l’appendice della cittadinanza). Tema molto rilevante per il centrodestra ma per i motivi contrari a quanto propone Fini: gli elettori vogliono più rigore, durezza, regole limitanti. Fini vuole tutti dentro praticamente, cittadinanza veloce, voto agli immigrati. Insomma ha scelto uno dei temi più sentiti ma nell’ottica più impopolare possibile.
Prima aveva avuto battibecchi sul testamento biologico (a mio avviso giustamente ma non è certo una priorità), sul rapporto politici-giudici (e qui in ottica negativa), sul rapporto con la Lega (il problema non è sembrare succubi della Lega ma lasciare a loro argomenti molto sentiti – tra l’altro agli elettori di centrodestra piace l’alleanza Pdl-Lega) ora sulle riforme istituzionali (proponendo il deleterio doppio turno).
Immaginiamo Fini aprire crepe puntando su riduzione tasse, liberalizzazioni, privatizzazioni, meno burocrazia, via le caste, riduzione dei costi della politica con l’abolizione delle province ecc Si sarebbe preso metà dell’elettorato del Pdl in poco tempo e sarebbe popolarissimo…. Un errore incredibile di avvicinamento alla rottura.
La strategia non è mai stata il punto di forza di Fini, diciamolo….
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L'impressione è che a Fini non interessi nulla conquistare l'elettorato di centrodestra… Lui vuole rompere con Berlusconi per essere un nuovo numero 1 di qualche cosa, giacché dal 2006 è diventato inevitabilmente un numero 2… Cosa che non gli sta bene: la sua strategia è chiarissima, ma il centrodestra in mano sua torna ad essere quello inesistente pre-1994. Oggi è la sinistra ad inseguire la destra, in futuro sarà la destra ad inseguire la sinistra sui temi sociali… Aveva ragione Storace…
Il problema per lui è che non conquisterà nessun elettorato. A sinistra non lo accetteranno mai, al centro (con i temi su cui sviluppa le sue battaglie) non avrà mai molto spazio e seguito. Insomma si è scavato la fossa da solo
il problema di Fini è che non ha le televisioni di Berlusconi. E SICCOME è meno potente, ANCHE se ha ragione, molti di noi TEMONO di perdere l'evidente vantaggio di partenza che si ottiene schierando come leader un magnate mediatico quale Silvio. Solo che così di fatto diventa una piccola monarchia, destinata a decadere con la decadenza della persona fisica che racchiude in sè questo potere. Fini fa BENISSIMO a richiedere la "normalizzazione" del partito. Solo che molti non vogliono lasciare la sottana del potente per paura o per pigrizia. E quindi Berlusconi ha di fatto carta bianca su tutto.
Fini fa bene a chiedere + discussione nel partito ma il come lo fa, da qualunque parte la si veda, è assolutamente sbagliato (anche per lui…)