Dopo l’università, gli enti di ricerca. Continua la rivoluzione della Gelmini
Il Fazioso | 15 novembre 2009Continuano i provvedimenti del ministro dell’Istruzione Gelmini. Dopo la riforma dell’università che ha avuto il plauso di commentatori e addetti ai lavori ora tocca agli enti di ricerca
La Gelmini prescrive la sua terapia alle comunità scientifiche impegnate nell’ ampliamento dei confini della conoscenza: fine delle nomine «politiche», autonomia e responsabilità. Vale a dire: enti che redigono i propri statuti, pianificazione triennale dell’ attività, attraverso veri e propri business-plan, partecipazione al capitale di rischio, possibilità di chiamare «cervelli», organi di gestione più snelli.
Nel particolare ecco le novità
Come per l’ università compare un numero, il 7, che segna in percentuale la quantità di risorse destinate agli enti da distribuire sulla base di criteri meritocratici. La quota, che servirà sin dal primo anno a finanziare progetti speciali, potrebbe aumentare in futuro. Gli enti potranno assumere per chiamata diretta ricercatori italiani o stranieri che abbiano conseguito risultati eccezionali. Le «chiamate» non potranno superare il 3 per cento del personale. Secondo il ministero questa è una «una risposta concreta alla fuga dei cervelli». In arrivo nuovi strumenti di finanziamento. Gli enti potranno promuovere fondi di investimento pubblici o privati per realizzare progetti di trasferimento tecnologico, raccogliendo capitali speculativi. Potranno inoltre realizzare società di applicazione industriale che partono da attività di ricerca anche in collaborazione con il sistema universitario. I piani e gli investimenti dovranno essere coerenti con il Programma Nazionale della Ricerca, che diventa quindi lo strumento guida. Gli enti saranno chiamati a andare avanti non giorno per giorno, ma concentrando le risorse su progetti strategici: la pianificazione diventa triennale, con veri e propri business-plan della ricerca che evidenziano costi, ricavi e risultati attesi. Gli organi di amministrazione e gestione saranno più snelli.
Soddisfatti sia il ministro che le comunità scientifiche che parlano di provvedimento con molti punti apprezzabili. Ennesimo punto a favore per un ministro che nonostante le critiche della sinistra conservatrice si sta impegnando al massimo per una vera riforma del settore.
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Chi si lamenta sono soltanto quelli legati alla cultura sessantottina del posto fisso e dovuto, e quelli legati ad una gestione accademica di tipo baronale, per cui entrano solo quelli da cui si può ricevere un favore. Che la strada sia tracciata lo dimostra una cosa: dopo un attimo di sconcerto iniziale dovuto alle notizie false e tendenziose pubblicate sui giornali, oramai a protestare contro la Gelmini sono rimasti soltanto alcuni sindacati ben conosciuti: per il resto, un anno scolastico così tranquillo credo di non averlo mai vissuto. Nel 2011 avremo i dati chiari su quanto hanno funzionato queste riforme, ma il solo leggerle fa tirare un sospiro di sollievo sul come il mondo accademico italiano stia puntando dritto al miglioramento, con gli addetti ai lavori che una volta tanto si siedono ai tavoli a collaborare e non scendono in piazza insieme ai collettivi per protestare sempre e comunque.
Purtroppo quei derivati del sessantottismo non moriranno mai ma nel tempo lo spessore della gelmini sta rompendo il fronte ottuso dell’onda e della sinistra retrograda