Il chiarimento Berlusconi-Tremonti non risolve la situazione
Il Fazioso | 28 ottobre 2009Ieri sera ci sarebbe stato il definitivo chiarimento tra Berlusconi e Tremonti. Esclusa la promozione a vicepremier, al ministro dell’economia sarebbe stata offerta la guida di un Comitato economico creato ad hoc. Il ministro così potrebbe avere un ruolo che lo metta a capo della politica economica del Pdl. Ma allo stesso tempo dovrebbe coniugare le proprie convinzioni con le richieste del Pdl.
Insomma una mediazione che sembra aver solo rimandato il braccio di ferro. Il rigorismo di Tremonti mal si concilia con la voglia di azione di altri esponenti del Pdl (che vogliono atti pro ripresa-consumi e taglio delle tasse) e l’esame degli emendamenti alla Finanziaria potrebbe di nuovo rinfocolare le polemiche. La realtà è che Tremonti voleva la parola fine sulla questione e l’unica voce sulle scelte economiche e Berlusconi invece voleva far capire chiaramente che essendo capo del governo le scelte generali toccano a lui. Cosa succederà ora? Le critiche ormai non più nascoste torneranno a farsi sentire all’interno del Pdl? Tremonti che non ama il metodo della collegialità lo accetterà?
Di certo Tremonti, ormai visto come uomo della Lega in quota Pdl, è in una posizione difficile: politicamente è nel ruolo del cattivo che dice di no al partito della spesa. Probabilmente concederebbe qualcosa alle giuste richieste per far ripartire i consumi e aiutare le imprese abbassando le tasse se avesse pronta una soluzione per bilanciare l’eventuale debito occorrente a quelle operazioni. Il problema è che le soluzioni latitano e non sembra volerlo fare adesso perchè non ritiene le condizioni adatte per attuare quelle grande manovre che per esempio il pacchetto Baldassarri richiede.
Se c’è o meno lo spazio per riforme fiscali bisognerebbe dirlo chiaramente; la questione è che l’elettorato del centrodestra se lo aspetta (tra l’altro c’era nel programma) e se non lo avrà potrebbe guardare altrove. C’è la necessità di coniugare rigore e ripresa ma mancano gli strumenti; il dibattito cresce ma la confusione oggettivamente regna sovrana. Più che continue discussioni servirebbe mettere il punto sulle cose fattibili e stabilire un programma complessivo di riforme (anche graduali se necessario). Ci sarà questo coraggio da parte di Berlusconi o vincerà l’attendismo di Tremonti? Dalle prossime mosse economiche dipende il futuro del consenso al centrodestra
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