Bari: da Tarantini regali a D’Alema. E l’inchiesta si allarga: coinvolti big nazionali del centrosinistra
Il Fazioso | 5 settembre 2009L’inchiesta di Bari (o meglio le inchieste) continua a far rumore: ormai non è più una vicenda regionale ma piuttosto ha i contorni di uno scandalo nazionale: anche il centrosinistra nazionale sarebbe pesantemente coinvolto in questo giro di finanziamenti illeciti in cambio di appalti.
La novità del giorno è che tra le carte risulta che Tarantini faceva regali particolari a D’Alema
Tutte le strade portano a Massimo D’Alema. Per lo meno in Puglia, dove il suo nome è citato in qualunque discorso, sussurrato da chi vanta (chissà se reali) rapporti di amicizia e perfino scritto in elenchi sequestrati dall’autorità giudiziaria. Senza che lui lo sappia, sia chiaro, o senza che il lider Maximo ricambi quelle stesse attenzioni. Ma a destare curiosità c’è un appunto trovato tra le carte dell’imprenditore Gianpaolo Tarantini, il presunto procacciatore di squillo per politici di ogni schieramento, che nella lista dei regali di Natale finita agli atti della procura di Bari scrive di proprio pugno «D’Alema».
L’articolo di Libero, a cura di Gianluigi Nuzzi (autore del bestseller Vaticano S.p.a) ricostruisce alcune circostanze che legano D’Alema a Tarantini (cosa non nuova, che avevamo già riportato) e alcuni episodi, finiti nel dimenticatoio, come il finanziamento illecito che vide coinvolto (con ammissione di Baffino) di D’Alema
C’è quel vecchio “incidente” di D’Alema su un finanziamento illecito al partito. Un elemento portato a galla nel 1994 dall’allora pubblico ministero Alberto Maritati, sceso in politica – a sinistra – da oltre dieci anni. Poco dopo aver chiesto al gip l’archiviazione del fatto per decorrenza dei termini. E nonostante le circostanze fossero chiare, al punto di convincere il gip dell’epoca, Concetta Russi, a scrivere nel dispositivo: «Uno degli episodi di illecito finanziamento riferiti, e cioè la correspesponsione di un contributo di 20 milioni di lire in favore del Pci, ha trovato sostanziale conferma nella leale dichiarazione dell’onorevole D’Alema, all’epoca dei fatti segretario regionale del Pci, (…) che non ha escluso che la somma versata dal Cavallari fosse stata proprio dell’importo da quest’ultimo indicato». Ormai tranquillo, quindi, Baffino aveva ammesso di aver intascato un assegno dallo storico re della sanità privata pugliese, Francesco Cavallari, che per quella stessa inchiesta era finito in manette.
Tornando all’inchiesta, si indaga sui rapporti tra gli imprenditori coinvolti e il centrosinistra nazionale
Mazzette della sanità pugliese finite ad esponenti nazionali del centrosinistra? Sale di livello l’indagine del pm antimafia di Bari Desirée Digeronimo. E l’accusa che sia esistito un comitato di affari interno all’assessorato alla Sanità della giunta Vendola — guidato dall’ex assessore, ora senatore Pd, Alberto Tedesco, che scambiava appalti, nomine e fondi pubblici a cliniche private con tangenti, finanziamenti illeciti e voti — esce dal recinto pugliese. Si cercano riscontri a indizi emersi nei colloqui dell’ex assessore e di imprenditori di sua fiducia intercettati. Passaggi di denaro anomali – scrive IL CORRIERE – che disegnano uno scenario fatto di ringraziamenti in denaro per favori ricevuti, girati da imprenditori a prestanome e da questi a politici.
Da intercettazioni si arriverebbe a passaggi di denaro in cambio di appalti
All’ombra del giro di appalti pilotati nella sanità regionale affiora il sospetto di finanziamenti illeciti per i partiti del Centrosinistra nazionale. Secondo gli inquirenti il personaggio chiave di questo presunto sistema corruttivo sarebbe stato l’ex assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco, successivamente entrato al Senato come primo dei non eletti nelle liste del Pd al posto di Paolo De Castro, passato all’Europarlamento. Nelle indagini figura una valanga di intercettazioni telefoniche e ambientali. E proprio nel corso di conversazioni tra Tedesco e alcuni imprenditori si farebbe riferimento a finanziamenti illeciti e spunterebbero i nomi di esponenti nazionali del centrosinistra. Insomma, lo scandalo si allarga e potrebbe essere destinato a oltrepassare i confini pugliesi. Al centro dell’inchiesta c’è la gestione della sanità regionale, condizionata al punto che persino le nomine di primari e dirigenti delle Asl sarebbero state fatte sulla base del possibile ritorno elettorale: in buona sostanza veniva scelto chi portava più voti. Nell’inchiesta per il momento figurano quindici indagati. Il magistrato ipotizza a vario titolo i reati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, concussione, abuso di ufficio, voto di scambio, illecito finanziamento ai partiti e truffa; inoltre, con riferimento a determinati episodi e nei confronti di alcune persone è ipotizzata anche l’aggravante di aver favorito un’associazione mafiosa.
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D’Alema non è quel sinistrorso che difende la classe operaia a bordo di una barca che fa concorrenza a quella di Tronchetti Provera?
Grazie
see u,
Giangiacomo